Una proposta tecnica per il “repurposing” di ESM e la sua confluenza in un nuovo fondo SIE di transizione che accompagni l’Italia e gli altri Stati Membri dall’attuale al prossimo periodo di programmazione comunitario.
Recovery Drama: riuscirà l'Italia a sperperare...
Miliardi come noccioline, magnifiche sorti e progressive eppure la realtà è assai meno incoraggiante: voglio raccontarvi l'incredibile storia di come riuscimmo a inventare una chance inesistente ed a perderla clamorosamente
sabato 26 settembre 2020
Recovery che?
Il diavolo è nei dettagli...nell'accordo del Consiglio Europeo di luglio si parla di prefinanziamento del 10% (ovviamente solo sulla parte della RRF a fondo perduto i.e. sono 6,8 miliardi, due spiccioli) che "verrà versato nel 2021".
giovedì 24 settembre 2020
Dieci ragioni per cui l'Italia rischia di fallire nei prossimi cinque anni.
1) ESM (MES) o RRF (Recovery Fund) sono e, segnatamente, includono prestiti, sia pure a tassi di interesse vantaggiosi. E sono anche prestiti “finalizzati”: non possono essere spesi in modo discrezionale.
2) Nessuna delle risorse che potranno provenire dalla UE è immediatamente spendibile: non si tratta di accrediti di cassa nella tesoreria dello Stato.
3) E’ possibile, ma, al momento, non è certo che vengano previste anticipazioni di cassa in avvio in una misura compresa fra il 5 e l’11% della quota a fondo perduto della RRF (ossia, al massimo, 7,5 miliardi di euro su 68 totali).
4) Tutte le altre spese devono essere anticipate in cassa dalle risorse nazionali. Verranno rimborsate secondo un meccanismo finanziario standard che prevede però il diritto della Commissione di controllare, ispezionare e sindacare l’uso fatto delle risorse e l’efficacia e la puntualità dell’attuazione.
5) La Commissione ha quindi il potere di detrarre dai rimborsi successivi, sino all’ultimo, le risorse che ritiene ingiustificatamente spese e spese in modo non corretto, non tempestivo, sproporzionato ecc.
6) La capacità di “spendere” dell’Italia è molto dubbia: la storia dei fondi strutturali oggi fondi SIE (fondi strutturali e di investimento europei) insegna che, di norma, una percentuale molto significativa delle risorse viene “disimpegnata” cioè torna nel bilancio UE perché l’Italia, nel suo complesso, non riesce ad impiegarla nei tempi previsti (oggi sono 3 anni dalla fine dell’anno di impegno nella pianificazione finanziaria).
7) RRF non può finanziare spese “ricorrenti” ed esiste un forte caveat sulle spese il cui periodo di esecuzione superi il quinquennio di attuazione del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza finanziato da RRF (ossia il periodo 2021-2026).
8) L’Italia ha troppi livelli di governo: Stato, Regioni, Enti Locali. Questi livelli di governo sono molto mal coordinati. Questo perché l’Italia ha un modello amministrativo incoerente ed obsoleto, personale pubblico poco specializzato ed anziano con scarse competenze tecniche. Inoltre, vent’anni di esternalizzazione delle attività sostanziali al settore privato ed alle società di consulenza hanno svuotato ulteriormente di competenze il personale pubblico: in Italia non esiste un’alta burocrazia qualificata ed autorevole e non esiste la figura del “quadro”, ma un meccanismo di tipo feudale su due livelli, dirigenti e non dirigenti.
9) L’Italia ha enormi problemi di integrazione dei sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche. Un esempio su tutti: dati INPS e dati Agenzia Entrate non si parlano (caso classico: quanti lavoratori domestici per i quali vengono regolarmente versati i contributi pagano l’IRPEF facendo il 730 ogni anno, dato che i datori di lavoro domestici non sono sostituti di imposta?).
10) L’Italia ha una classe politica che, più di tutte, è vittima della propria debolezza strutturale. Partiti in crisi e rappresentatività sostanziale ai minimi (società fluida e scarsa identificabilità dei cittadini nei vari rassemblement politici) determinano grossi movimenti di elettori fra una tornata elettorale e l’altra ovvero disallineamenti significativi fra tornate elettorali per diversi livelli di governo (si veda l’esempio recentissimo della lista Zaia e della lista della Lega in Veneto).
domenica 20 settembre 2020
Recovery Alien, a Bruxelles non sono cattivi ma insensibili burocrati zelanti con un pessimo carattere, sì.
Il Recovery Drama me lo conferma senza fallo.
Il 17 settembre, la Commissione ha pubblicato una prima
bozza di documento di lavoro (linee guida per la stesura dei piani nazionali
relativi alla RRF). E’ utile approfondire il tema per comprendere che cosa
esattamente si aspettino a Bruxelles dagli Stati Membri e per capire il livello
di complessità gestionale con il quale le amministrazioni nazionali dovranno
confrontarsi.
Le aree di intervento sono quattro: favorire la coesione
economica, sociale e territoriale; rafforzare la resilienza dell’economia e
della società; ridurre l’impatto socioeconomico della crisi; supportare la
transizione verso una economia verde e digitale.
Ogni piano dovrà essere articolato per “componenti” cioè per
insiemi coerenti di “riforme” e “investimenti” che dovranno correlarsi con
ciascuna delle quattro aree di intervento.
La descrizione dovrà essere sufficientemente analitica: la
Commissione si aspetta, per ciascun componente, specifiche informazioni di
dettaglio su ogni azione di investimento e su ogni riforma che si intende proporre, una
quantificazione del contributo a carico della RRF ed i relativi obiettivi con
una pianificazione dettagliata nell’arco temporale consentito ed articolata per
stati di avanzamento (“milestones”).
E’ necessario che le componenti siano coerenti con gli
specifici obiettivi nazionali individuati nelle raccomandazioni del Consiglio
UE per gli anni 2019 e 2020.
Il documento indica dei macro settori sui quali intervenire a
titolo di esempio: mercato del lavoro, sistema fiscale, politiche di settore,
transizione verde, transizione digitale, sistema giudiziario, procedure
concorsuali (crisi di impresa), efficienza e formazione della PA, politiche antifrode ed
anticorruzione.
Le riforme dovranno avere effetti di lungo periodo (a
prescindere dall’oggetto: un insieme di norme, meccanismi istituzionali,
meccanismi di mercato ecc.) e la loro efficacia dovrà essere utilizzata per
valutare il buon uso delle risorse investite. Anche in questo caso si richiede
un livello di dettaglio elevato: gli stati membri dovranno descrivere in modo accurato le proprie riforme per consentire le valutazioni ex ante della Commissione.
Sarà utile evidenziare se e come riforme in settori diversi
possano rinforzarsi a vicenda.
Gli investimenti, per loro canto, coinvolgono la spesa
pubblica delle risorse comunitarie: dovranno determinare modifiche strutturali
dei settori che li riceveranno ed avere effetti duraturi. Potranno comprendere
investimenti in capitale fisso, risorse umane, tutela ambientale, ma anche
proprietà intellettuali e, in ogni caso, essere orientati in chiave “verde”
(maggiore efficienza energetica, decarbonizzazione del settore finanziato,
riduzione dell’impronta ambientale ecc.).
Gli Stati Membri non possono decidere in modo arbitrario:
dovranno limitarsi a costi derivanti da spese di natura non ricorrente (i.e.
non si potrà finanziare la decontribuzione dei neo assunti, ma si potrà
finanziare il sistema di collocamento pubblico). Anche il quadro temporale dell’investimento
non potrà eccedere il 2026. Eventuali misure di durata ulteriore dovranno
identificare le risorse nazionali che sostituiranno quelle comunitarie dal 2027
in poi.
C’è una certa discrezionalità nelle modalità di
investimento: non solo investimenti diretti, ma anche strumenti finanziari, contributi
a rimborso spese, sussidi. E’ importante indicare la presenza di coinvestimenti
privati e che le norme sugli aiuti di stato non vengano violate.
C’è una certa attenzione (e favore) per i progetti
transfrontalieri che dovranno coinvolgere più stati membri, ma la prevalenza è
data alle eco condizionalità: ogni misura da finanziare nell’ambito della
transizione verde dovrà essere verificabile in relazione ad obiettivi per la
gestione del ciclo dei rifiuti, la prevenzione dell’inquinamento idrico, il controllo
e la limitazione di altre forme di inquinamento, la mobilità sostenibile e via
discorrendo.
C’è poi un minimo obbligatorio di spesa per la transizione
digitale: il 20% del budget dovrà essere allocato su misure finalizzate al tema
della connettività fissa e mobile, agli investimenti in ricerca e sviluppo nel
digitale (incluso l’hardware), alla educazione digitale dei lavoratori, ai
sistemi di e-government ed ai servizi digitali della PA (si pensi alla
interoperabilità dei costituendi “cloud storage” delle PPAA nazionali degli
stati membri) e creazione di “hub per l’innovazione digitale” finalizzati alla “digitalizzazione”
dell’impresa privata. C’è spazio anche per l’innovazione tecnologica digitale:
una citazione su tutte la vogliamo riportare, i processori quantici (intel in
America ci sta lavorando da lustri).
Se volete approfondire il tema e non sapete la differenza
tra un bit ed un qubit: https://www.ibm.com/quantum-computing/learn/what-is-quantum-computing/
Immancabile l’impronta verde anche sul digitale: ridurre i
rifiuti RAEE, i consumi energetici ed il calore emesso dai data center è una
priorità da tenere in considerazione.
Infine, un cenno al meccanismo di rimborso – che poi è la
trappola in cui rischia di cascare l’asino tricolore:
la Commissione vuole dei S.A.L. a partire da un indicatore “baseline”
(una ricca e complessa griglia di indicatori in realtà) con un valore di
partenza e dei conseguimenti qualitativi basati sulla “timeline” degli investimenti
e delle riforme. O l’esecutore nazionale sarà in grado di dimostrare che i SAL
vengono rispettati come da programma o ci saranno decurtazioni sui rimborsi.
In maniera testuale, il documento lega i rimborsi alla prova
che, poiché riforme ed investimenti operano in parallelo, diversi SAL e diversi
obiettivi sono stati raggiunti nei termini previsti dalla pianificazione.
Pianificazioni troppo ambiziose, in altre parole, rischiano
di comportare una riduzione dei rimborsi.
Neanche in questo documento si fa menzione di un prefinanziamento
o anticipo: sembra quindi, per ora, che gli anticipi dovranno provenire dalle
esangui casse nazionali.
Povero Gualtieri.
sabato 19 settembre 2020
Italia - "la qualità c'ha rotto er cazzo".
E' bella questa notizia (vedi in basso) - da far leggere al nostro Presidente del Consiglio ed al Ministro Gualtieri - chiedendo loro: come mai, mentre ciò che resta dell'industria automobilistica italiana arranca, costruendo ancora auto come la Y (pianale small fiat panda 2003) o importando motori dal Brasile (i 1.0 e 1.3 3 cilindri firefly di FCA Brasile), i tedeschi hanno già sostanzialmente completato la transizione del ciclo industriale (produzione e riciclaggio accumulatori, industrializzazione modelli e lancio commerciale) dell'automotive dai motori ICE ai motori EV (ICE=Internal Combustion Engine) e possono permettersi di far guidare la loro prossima "Kiefer" - la ID3 - a chi dei veicoli EV è stato il pioniere, facendogli anche garbatamente notare che il loro "lane assist" funziona (a differenza dell'autopilot delle Tesla) con la tipica spocchia "tetesca"?
Recovery Fund, il grande bluff del governo.
Quello che i media chiamano “Recovery Fund” ha un altro nome (“Recovery and Resilience Facility”). Ma non ha ancora un quadro normativo a livello eurounitario: oltre agli accordi politici a livello di Consiglio Europeo (l’ultimo di metà luglio), esiste soltanto una bozza di regolamento del Consiglio e manca completamente l’attività normativa di dettaglio della Commissione.
Nuovo Medioevo Urbano
Il dramma dello SW: all'inizio male necessario, domani strumento infido per rinchiudere i lavoratori nelle case, isolarli e pagarli meno. I sindacati completamente aggirati - in nome dell'emergenza - già lenti come pachidermi ad adattarsi alla nuova realtà. Quali strumenti di lotta ha un lavoratore al confino domiciliare? Praticamente nessuno. E le città, economicamente, come risentono della interruzione del flusso di lavoratori che si muove dal centro alle periferie e viceversa.
Una proposta tecnica per il “repurposing” di ESM e la sua confluenza in un nuovo fondo SIE di transizione che accompagni l’Italia e gli altr...
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Italia - "la qualità c'ha rotto er cazzo". E' bella questa notizia (vedi in basso) - da far leggere al nostro Presidente...
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Amendolite Parliamoci chiaro: il grande piano di “ripresa e resilienza” italiano sarà una zozzeria. Si parte dalle raccomandazioni del Consi...
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Dilettanti allo sbaraglio Piano "cashback" (perchè scrivere "piano restituzioni" fa poco chic) per chi paga con moneta e...




