sabato 19 settembre 2020

Nuovo Medioevo Urbano 


Il dramma dello SW: all'inizio male necessario, domani strumento infido per rinchiudere i lavoratori nelle case, isolarli e pagarli meno. I sindacati completamente aggirati - in nome dell'emergenza - già lenti come pachidermi ad adattarsi alla nuova realtà. Quali strumenti di lotta ha un lavoratore al confino domiciliare? Praticamente nessuno. E le città, economicamente, come risentono della interruzione del flusso di lavoratori che si muove dal centro alle periferie e viceversa.

Un modo nuovo di lavorare è possibile, ma ciò che non è possibile e non è auspicabile è una forma perversa di integralismo al contrario (tanto cara agli italiani tifosi, sempre pronti a schierarsi senza prima aver pensato).
Possiamo e dobbiamo fare meglio: possiamo immaginare un sistema efficace che ci consenta di decidere se e come andare in ufficio (quando serve) e se e come restare a casa (quando non serve spostarsi). Un sistema aperto, libero e compatibile anche con le necessità di lavorare insieme in presenza e di socializzare, perché la socializzazione dei problemi di lavoro, l'analisi congiunta delle questioni non è e non può essere un disvalore.
Altrimenti si rischia quello che sta succedendo adesso: la dirigenza che si reca, comunque, in ufficio, alla bisogna, non essendo già da tempo vincolata al concetto di orario di lavoro e la manovalanza di bassa cucina, tutti gli altri, che non ha uno strumento contrattuale che regoli in modo equo diritti, doveri, tempi e modalità del lavoro in presenza e non in presenza.
Ho diritto alla disconnessione, ho diritto ad un salario accessorio che non sia legato alla presenza, ho diritto, se dò una disponibilità in orari "scomodi", ad una retribuzione aggiuntiva, ho diritto ad un rimborso dei costi di energia e connettività (perché il datore risparmia molti denari tenendo gli uffici solo parzialmente aperti), ho diritto ad uno sgravio fiscale consistente per l'acquisto di strumenti di lavoro (e penso alla carta per la stampante, toner, cartucce, hardware di vario genere), ho diritto ad un telefono aziendale perché è uno strumento di lavoro. E sono le prime cose che mi vengono in mente.
Senza una contrattualizzazione dei nuovi diritti non c'è più equilibrio nella dialettica fra parte datoriale e lavoratori e mi chiedo quale spazio resti alla intermediazione sindacale in un mondo che, sotto le dorate e mentite spoglie del lavoro "smart", rischia di riproporre la più retriva versione del rapporto diretto, uno ad uno, fra padrone e schiavo.

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