sabato 19 settembre 2020

 Italia - "la qualità c'ha rotto er cazzo".


E' bella questa notizia (vedi in basso) - da far leggere al nostro Presidente del Consiglio ed al Ministro Gualtieri - chiedendo loro: come mai, mentre ciò che resta dell'industria automobilistica italiana arranca, costruendo ancora auto come la Y (pianale small fiat panda 2003) o importando motori dal Brasile (i 1.0 e 1.3 3 cilindri firefly di FCA Brasile), i tedeschi hanno già sostanzialmente completato la transizione del ciclo industriale (produzione e riciclaggio accumulatori, industrializzazione modelli e lancio commerciale) dell'automotive dai motori ICE ai motori EV (ICE=Internal Combustion Engine) e possono permettersi di far guidare la loro prossima "Kiefer" - la ID3 - a chi dei veicoli EV è stato il pioniere, facendogli anche garbatamente notare che il loro "lane assist" funziona (a differenza dell'autopilot delle Tesla) con la tipica spocchia "tetesca"?
Si: noi aspettiamo i soldini del "recovery fund", ammassando progetti e linee guida senza una strategia nazionale. Spendere male, facendo altri buffi (i.e. dilapidare) è un talento che indubbiamente abbiamo.
Ne ho scritto, riscritto e ne scriverò ancora: la classe dirigente italiana non ha e non vuole avere - campando esclusivamente di sondaggi elettorali - una visione dell'Italia nel 2040/2050, quando il Mediteraneo sarà un mare molto più caldo di ora, il Sud Italia a rischio reale di desertificazione e le risorse idriche una criticità molto seria, senza contare che con il caldo la rete di produzione e distribuzione dell'energia entrerà molto più facilmente in crisi nei momenti di picco (tutti con l'aria condizionata accesa).
Invece di avviare un gigantesco programma pubblico di riconversione ed adattamento degli edifici esistenti in chiave climatica, invece di pianificare la gestione strategica delle risorse idriche nazionali, invece di ripensare il modello di spostamento urbano, riconoscendo il diritto ad un trasporto locale intermodale efficiente, affidabile, sicuro e non inquinante si preferisce inserire nella conversione di un decreto legge una serie di norme folli, lasciando circolare i famosi monopattini elettrici senza obbligo di targa, assicurazione, bollo e casco, si "dipingono" piste ciclabili a cavolo senza "proteggerle" e si continua a non capire che o si investe sulla segnaletica e sui sistemi semaforici moderni ed avanzati (inclusa una illuminazione notturna degli attraversamenti pedonali che oggi è possibile) o si conteranno i morti e i giudizi nei nostri iper efficienti tribunali.
La verità è che il motto dell'Italia è quello di Renè Ferretti.
Questo è un paese - mi si perdoni la volgarità - che vive "a cazzo de cane". E la pagheremo carissima, tutti.

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