Dilettanti allo sbaraglio
Piano "cashback" (perchè scrivere "piano restituzioni" fa poco chic) per chi paga con moneta elettronica, fino a 300 euro su un massimale di spesa da 3000 all'anno.
Come dire: niente di niente, propaganda.
Se vogliamo incentivare l'utilizzo della moneta elettronica dobbiamo semplicemente ridurre l'IVA sulle transazioni in modo "percettibile", solo così il consumatore finale avrà un vero risparmio in tasca. Meccanismi bilaterali come questo rischiano di servire a poco: parliamoci chiaro, ma la maggior parte delle persone spende, in un anno, più di 3000 euro. Immaginiamo di ridurre l'IVA di un terzo per tutte le transazioni con moneta elettronica. Il consumatore che spende, ipotizziamo una famiglia di tre persone, 15000 euro all'anno - al netto di IVA - su prodotti con IVA standard (22%) pagherebbe in contanti 18300 euro IVA inclusa, mentre, utilizzando moneta elettronica per tutti i 15000 euro di imponibile IVA, pagherebbe 17190 con un risparmio secco di 1110 euro.
Questo ovviamente non si può fare perché la perdita di gettito per lo Stato sarebbe "non misurabile a priori".
E allora ecco il tetto fisso, il plafond, il ritorno inutile (e scommetto che dovrete presentare una dichiarazione fiscale per averlo) per esiguità della cifra.
L'idea di gettare le granaglie non funziona. L'idea di complicare il mondo con meccanismi fiscali sovrapposti non regge.
Lo si è visto col "bonus vacanze" e lo si vedrà con il "superecobonus".
E' il grande male della legislazione fiscale all'italiana: un mosaico di norme sovrapposte e stratificate, l'alibi perfetto per non fare una riforma fiscale vera.
Ma un governo che si pone (ora) il problema se sia o meno da contabilizzare ufficialmente il ricorso alla quota parte in prestito dei finanziamenti europei anticovid, un governo che prima annuncia "presentare il grande piano di recupero per l'Italia a ottobre prima di tutti perché siamo i pierini della situazione" e poi fa mestamente retromarcia perchè "c'è l'assalto alla diligenza e i ministeri hanno scaricato a sacco d'ossa trecento e rotti miliardi di progetti vecchi e da vagliare" e il povero ministro Amendola (senza portafoglio e senzxa speranza) non sa materialmente a chi dare da digerire tutta quella cartaccia...che credibilità tecnica può avere un governo del genere?
ps una notazione tecnica, carte di credito e bancomat (carta di debito) sono due cose diverse, il bancomat è tecnicamente molto più vicino al contante della carta, poiché accede ad un rapporto di deposito bancario in conto corrente e, di norma, non paga se sul conto non c'è provvista. La carta di credito, seppur gestita in conto corrente, è uno strumento di pagamento tramite moneta elettronica connesso ad una apertura di credito di un intermediario finanziario non bancario (l'emittente). Sono circuiti diversi e, tecnicamente, far funzionare questo papocchio per trecento euro l'anno a testa sarà un enorme grattacapo per tutta la filiera, banche, IMEL ed istituti di pagamento.

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