Dieci ragioni per cui l'Italia rischia di fallire nei prossimi cinque anni.
1) ESM (MES) o RRF (Recovery Fund) sono e, segnatamente, includono prestiti, sia pure a tassi di interesse vantaggiosi. E sono anche prestiti “finalizzati”: non possono essere spesi in modo discrezionale.
2) Nessuna delle risorse che potranno provenire dalla UE è immediatamente spendibile: non si tratta di accrediti di cassa nella tesoreria dello Stato.
3) E’ possibile, ma, al momento, non è certo che vengano previste anticipazioni di cassa in avvio in una misura compresa fra il 5 e l’11% della quota a fondo perduto della RRF (ossia, al massimo, 7,5 miliardi di euro su 68 totali).
4) Tutte le altre spese devono essere anticipate in cassa dalle risorse nazionali. Verranno rimborsate secondo un meccanismo finanziario standard che prevede però il diritto della Commissione di controllare, ispezionare e sindacare l’uso fatto delle risorse e l’efficacia e la puntualità dell’attuazione.
5) La Commissione ha quindi il potere di detrarre dai rimborsi successivi, sino all’ultimo, le risorse che ritiene ingiustificatamente spese e spese in modo non corretto, non tempestivo, sproporzionato ecc.
6) La capacità di “spendere” dell’Italia è molto dubbia: la storia dei fondi strutturali oggi fondi SIE (fondi strutturali e di investimento europei) insegna che, di norma, una percentuale molto significativa delle risorse viene “disimpegnata” cioè torna nel bilancio UE perché l’Italia, nel suo complesso, non riesce ad impiegarla nei tempi previsti (oggi sono 3 anni dalla fine dell’anno di impegno nella pianificazione finanziaria).
7) RRF non può finanziare spese “ricorrenti” ed esiste un forte caveat sulle spese il cui periodo di esecuzione superi il quinquennio di attuazione del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza finanziato da RRF (ossia il periodo 2021-2026).
8) L’Italia ha troppi livelli di governo: Stato, Regioni, Enti Locali. Questi livelli di governo sono molto mal coordinati. Questo perché l’Italia ha un modello amministrativo incoerente ed obsoleto, personale pubblico poco specializzato ed anziano con scarse competenze tecniche. Inoltre, vent’anni di esternalizzazione delle attività sostanziali al settore privato ed alle società di consulenza hanno svuotato ulteriormente di competenze il personale pubblico: in Italia non esiste un’alta burocrazia qualificata ed autorevole e non esiste la figura del “quadro”, ma un meccanismo di tipo feudale su due livelli, dirigenti e non dirigenti.
9) L’Italia ha enormi problemi di integrazione dei sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche. Un esempio su tutti: dati INPS e dati Agenzia Entrate non si parlano (caso classico: quanti lavoratori domestici per i quali vengono regolarmente versati i contributi pagano l’IRPEF facendo il 730 ogni anno, dato che i datori di lavoro domestici non sono sostituti di imposta?).
10) L’Italia ha una classe politica che, più di tutte, è vittima della propria debolezza strutturale. Partiti in crisi e rappresentatività sostanziale ai minimi (società fluida e scarsa identificabilità dei cittadini nei vari rassemblement politici) determinano grossi movimenti di elettori fra una tornata elettorale e l’altra ovvero disallineamenti significativi fra tornate elettorali per diversi livelli di governo (si veda l’esempio recentissimo della lista Zaia e della lista della Lega in Veneto).
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